ELEONORA ABBAGNATO in CARMEN

Varie



 Balletto in due atti dal racconto di Prosper Merimée

Musica di Georges Bizet

Coreografie e regia Amedeo Amodio

Adattamento e interventi musicali originali Giuseppe Calì

Scene e costumi Luisa Spinatelli

Danzatori: Eleonora Abbagnato (Carmen), Alexandre Gasse (Don José), Giacomo Luci (Escamillo)
con Giorgia Calenda (Micaela), Giacomo Castellana, Giovanni Castelli, Virginia Giovannetti, Gloria Malvaso, Marco Marangio, Marta Marigliani, Valerio Marisca, Flavia Morgante, Giovanni Perugini, Valerio Polverari (L’ufficiale), Susanna Salvi, Flavia Stocchi, Walter Maimone

Produzione Daniele Cipriani Entertainment

Carmen, coreografia e regia di Amedeo Amodio, originale e insolita, creata nel 1995 per Aterballetto, sulle musiche dell’opera di Georges Bizet e con interventi musicali originali, mira a costruire un personaggio giocoso e spavaldo, profondamente consapevole dell’ineluttabilità della fine, che conduce un gioco trasgressivo e che cede alla passione in un impossibile tentativo di sfuggire alla sorte.
Accostamenti scenici imprevedibili e surreali mirano a mettere in campo la “solitudine tragica e selvaggia” di una donna che cerca di affermare il proprio diritto all’incostanza.
In scena l’eleganza e l’indiscusso talento di Eleonora Abbagnato che a soli 22 anni diventò Première Danseuse dell’Opéra di Parigi, interpretando le creazioni dei più grandi maestri della coreografia come Roland Petit, Pina Bausch, William Forsythe e John Neumeier, e dove tuttora è Danseuse Étoile.
Dal 2015 l’Abbagnato dirige il Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma.
In scena insieme alla ballerina di origini siciliane, Michele Satriano che attualmente fa parte del Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma.

“Ah, Carmen! Ma Carmen adorée!”. Sulle ultime note dell’opera si chiude il sipario.
In palcoscenico inizia lo smontaggio delle scene. A poco a poco il personale e quanti altri hanno assistito allo spettacolo da dietro le quinte, vengono catturati dai fantasmi del dramma appena trascorso e man mano, un gesto, una frase, uno sguardo li spinge ad immedesimarsi in ognuno dei personaggi, per puro caso.

Sarà, dunque, per puro caso che Don José incontra Carmen, che rappresenterà per lui l’unico momento di vita autentica, intensa, ma anche quello della morte. A questo punto è tutto stabilito, meno il percorso o labirinto dei due destini ormai indissolubilmente legati. Così si potranno creare accostamenti scenici imprevedibili e surreali, ma sempre volti verso un’unica fine. Sarà comunque Carmen, profondamente consapevole dell’ineluttabilità del momento finale, a condurre il gioco trasgressivo ed eversivo, in un impossibile tentativo di sfuggire alla sua sorte. La scena, come la musica, si svuota durante lo svolgimento del racconto, fino a rimanere nel momento finale completamente scarna, desolata ad esprimere la “solitudine tragica e selvaggia” di una donna che cerca di affermare il proprio diritto all’incostanza. [Amedeo Amodio] 

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